Non c’è bisogno di vedere per uscire in barca a vela. Non almeno per Carlo Restello, 70 anni di Villaguattera di Rubano (Padova), che ha appena conseguito il diploma di velista dopo sette giorni di navigazione tra le onde del mar Ligure: Carlo e Claudio (il suo compagno di avventura, non vedente come lui) hanno governato vele e cime come due vecchi lupi di mare, coronando il loro sogno col supporto di uno skipper. Lo spunto è nato da una newsletter dell’Unione italiana ciechi, che segnalava un corso di vela per non vedenti organizzato dall’onlus «Due colori nel vento» di La Spezia: Carlo, maestro di musica specializzato in oboe che nel 2010 ha perso la vista ma non certo la curiosità e l’intraprendenza, alza la cornetta, parla con la responsabile e si iscrive. «L’ho fatto perché sono innamorato del mare e volevo scoprire tutte le dinamiche del vento spiega Carlo . Da giovane avevo già viaggiato in barca a vela, ma non ero io a condurla. Stavolta ho colto la palla al balzo per imparare come si fa». Il 28 maggio, accompagnato in auto dalla moglie Sveva, Carlo si presenta alla fermata di un pullman Flixbus e sale a bordo da solo; quando scende a La Spezia trova un’auto che lo accompagna alla guest house Santa Teresa di Lerici e conosce Claudio, l’aspirante velista di Modena che dividerà la camera con lui. Il giorno dopo Carlo e Claudio sono già a lezione: «Lorenzo, il nostro istruttore, ci ha insegnato la teoria con i modellini delle barche spiega Carlo . Abbiamo imparato a fare i nodi, a montare le vele e a chiamare ogni cosa col suo nome». Nel pomeriggio si passa alla pratica: Carlo e Claudio salgono su una barca di nove metri ormeggiata nel porticciolo dell’Assonautica provinciale La Spezia e montano le vele per la prima volta. «È un’operazione che richiede molta attenzione, anche perché la barca non è enorme e il fiocco va fissato in punta di piedi: bisogna muoversi nel pozzetto e imparare a mantenere l’equilibrio per non cadere in acqua». Il secondo giorno, i due compagni di avventura salpano alle 10 e restano in mare aperto fino alle 18: «Siamo stati noi a montare randa e fiocco, Lorenzo non ha mosso un dito e si è limitato a correggere gli errori racconta Carlo . Siamo usciti dal porticciolo col motore acceso, poi Lorenzo ha spento tutto e ha cominciato a darci le istruzioni: siamo andati al largo, abbiamo evitato l’allevamento di cozze vicino al porticciolo, abbiamo virato, ci siamo fermati, siamo ripartiti e abbiamo fatto una sosta per mangiare un panino, attaccando una cima a una boa; abbiamo anche sentito i gabbiani che piluccavano le briciole. Uno di noi due si occupava del fiocco, l’altro della randa e del timone guidato da Lorenzo. Ma per capire il vento e i comandi del timoniere dovevamo essere molto svelti entrambi». La settimana prosegue così, con sette escursioni da mattina a sera nel raggio di tre chilometri dalla costa, di bolina all’andata e di lasco al ritorno. Ogni tanto qualche barca a motore sfreccia troppo veloce e solleva qualche onda; ogni sera Carlo e Claudio tolgono le vele, le arrotolano e le mettono in stiva. Ma la soddisfazione prevale sulla stanchezza e sulla maleducazione degli altri naviganti: «È stata una settimana bella e intensa conclude Carlo . In mare sentivo tutti i minimi rumori, lo sciabordio e il silenzio, che però non è mai totale. Il tatto aiuta e vedere è indispensabile solo per chi regge il timone: che vedi o non vedi, il vento devi sentirlo e hai la sensazione di muoverti con la natura. Per chi ha problemi di vista, la vela è uno sport più adatto di altri: in futuro mi piacerebbe ripetere l’esperienza e provare a fare un viaggio più impegnativo, magari attraversando l’Adriatico».