Perchè andare in montagna?
La montagna, in particolare nel periodo estivo, è meta di tanti turisti alla ricerca di fresco, aria pulita e contatto con la natura. Una delle principali attrazioni, oltre alle cime meravigliose e ai paesaggi incontaminati, sono i rifugi, raggiungibili tramite sentieri più o meno difficoltosi.

Cosa occorre per andare in montagna?
Abbigliamento tecnico di buona qualità, scarpe da trekking o scarponcini di buona fattura, uno zaino in cui riporre spuntini veloci e nutrienti, oltre a una riserva di acqua da tenere sempre a disposizione durante la camminata e a una giacca a vento da utilizzare nel caso il tempo si mettesse al brutto. I capi di abbigliamento più consigliati sono: un pantalone (corto o lungo, a seconda del meteo) in cotone, sotto cui eventualmente indossare un altro pantaloncino molto attillato (lo stesso che si usa per correre) in modo da evitare possibile sfregamenti e arrossamenti; una maglietta tecnica traspirante (la stessa che si usa per correre o per andare in bici), felpa o pile, cappellino e occhiali da sole.

Come devono essere gli scarponi?
Gli scarponi devono essere di ottima fattura, con suola in Vibram che garantisca un buon grip sui terreni sdrucciolevoli e sul bagnato. Particolare attenzione va fatta al rivestimento dello scarpone, che dovrà essere impermeabile (in genere Goretex). La punta della scarpa da montagna dovrà essere rigida e rinforzata, per evitare al non vedente di ferire il piede su sassi, rocce, tronchi, ecc.

Quali calze indossare?
Proprio perché si cammina per parecchie ore, è consigliabile una calza tecnica traspirante rinforzata in alcune zone del piede. Si trovano sia nei negozi specializzati che nei grandi store di abbigliamento sportivo.

Cosa mettere nello zaino?
Qualcuno direbbe “il minimo indispensabile”, ma non tutti sono di questa idea. Per uscite estive giornaliere, il mio zaino da montagna contiene due magliette di ricambio, un pile leggero, un impermeabile più o meno pesante, la bustina del pronto soccorso, barrette energetiche, termos da un litro contenente acqua o thè al limone, una corda lunga, la crema protettiva dal sole, alcuni sacchetti di plastica dove infilare i panni sudati o bagnati. Consiglio per ogni evenienza di portare anche salviette umidificate o carta igienica.

Come è fatto uno zaino da montagna?
Lo zaino dovrà essere acquistato in funzione del suo utilizzo e può variare in base alla misura, alla resistenza e alle finiture. Lo zaino da montagna è molto robusto, con spallacci ben imbottiti, e cinghie per legarlo attorno a pancia e petto. Grazie alla sua forma arcuata, lo zaino non aderisce alla schiena e questa situazione permette una maggiore aerazione e una riduzione del sudore. Ogni zaino può avere tasche e tasconi di varie misure. Importante è che contenga un sacco impermeabile nella parte inferiore: molto utile per coprire lo zaino in caso di pioggia.

Cosa mettere nella busta del pronto soccorso?
La mia busta del pronto soccorso contiene disinfettante liquido, cotone, bende, cerotto di carta, spilli e cerotti per vesciche, pastiglie contro il mal di testa e la dissenteria, un roll-on contro le punture degli insetti o per alleviare il bruciore in caso di contatto con alcune piante urticanti.

Bisogna usare i bastoncini da montagna?
In pianura non sono necessari mentre, al contrario, in salita ma soprattutto in discesa possono essere davvero utili. Tenuto conto che il non vedente cerca un contatto fisico con la sua guida, per entrambi vi sarà una sola mano a disposizione per utilizzare i bastoncini da montagna. I bastoncini da montagna sono telescopici e quindi regolabili in altezza. Possono essere richiusi e infilati nello zaino quando non vengono utilizzati.

Quanta acqua portare?
C’è un detto che dice: “In montagna chi si porta lo zaino beve e magna”. Questo vuol dire che ogni persona, accompagnatore o non vedente, dovrà provvedere a portare acqua e viveri sufficienti alla propria autonomia. La quantità d’acqua è molto soggettiva, in genere si parte con uno o due litri e si riempie la borraccia dopo aver bevuto ad ogni occasione disponibile.

Come prepararsi?
Una volta prevista una vacanza in montagna con l’obiettivo di raggiungere un rifugio, bisogna cominciare ad allenarsi. Come? Una buona idea può essere quella di percorrere i tragitti casa-lavoro (se abbastanza lunghi) camminando. Bisogna abituarsi a prendersi almeno un’ora al giorno di tempo, possibilmente utilizzando le scarpe e gli indumenti che poi verranno utilizzati in gita. Spesso a rovinare le escursioni sono vesciche ai piedi o dolori muscolari ai polpacci, e non è raro che ciò dipenda da scarpe nuove e mai ammorbidite a dovere. Bisogna anche ricordare di portare con sé una pomata emolliente o vaselina per ammorbidire la pelle del piede prima di calzare gli scarponi.

Come scegliere un percorso?
Una volta in montagna, meglio scegliere per iniziare un sentiero senza grandi difficoltà, e affrontarlo con calma. Non bisogna farsi mancare la riserva di acqua, fondamentale per mantenere costante il ritmo della passeggiata. Se si sentono indurire i polpacci, è buona regola camminare all’indietro per qualche metro e poi riprendere. Se il dolore persiste, fare uno stretching leggero. Non camminare troppo veloci, pena il dover rientrare dalla gita senza aver conquistato l’ambita meta.

Come programmare un trekking?
Prima dell’escursione si prepara l’itinerario scegliendo sentieri che permettono l’affiancamento della guida al non vedente (sia per esigenze di sicurezza che per fargli toccare le cose circostanti, in quanto la descrizione alle volte non è sufficiente per “capire” l’ambiente in cui ci si muove). Meglio preferire percorsi in quota che attraversano boschi e in cui si possano incontrare animali, così da far provare al disabile sensazioni che esaltino la sua percettività sensoriale e le sue emozioni. Sarebbe bene anche – prima di partire – acquisire informazioni sull’altitudine, la formazione delle rocce, i paesaggi, la flora e la fauna della zona.

Come camminare con un non vedente in montagna?
Si cammina uno accanto all’altro dove il percorso lo permette. In questa situazione il non vedente può prendere come riferimento il braccio della propria guida o il suo zainetto. Dove il sentiero è particolarmente stretto, il non vedente dovrà camminare dietro alla guida, appoggiando la mano sul suo zaino e mantenendo lo stesso passo. In questo modo, il cieco riuscirà a percepire cambi di direzione e di pendenza, ma anche la presenza di ostacoli da superare come rami, tronchi o rocce.

È appagante accompagnare un disabile visivo in montagna?
L’entusiasmo del gruppo durante il percorso e nella pausa in cui si consuma il pranzo al sacco è contagioso. Si condividono esperienze che portano a un rapporto di totale fiducia da parte del non vedente nei confronti della propria guida. La guida diventa un po’ il tramite tra le proprie emozioni e quelle del disabile, a cui deve saper trasmettere le sensazioni provate in prima persona per consentire anche a lui di viverle.

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