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Ipovedente, niente universitàLa decisione a causa di una valutazione dell'Asl. L'unione ciechi annuncia ricorso. Una ventenne esclusa dai corsi sanitari di Brescia   Stampa questo documento dal titolo: . Stampa

CASALBUTTANO - Da «condizione invalidante» a «ostacolo» che preclude la frequenza a un corso di laurea: essere ipovedente, a volte, non è solo una forma di disabilità con cui dover imparare convivere. «Limita il diritto allo studio e impedisce il realizzarsi dei sogni». E il sogno di Mara Parmigiani, ventenne di Casalbuttano, era quello di fare la fisioterapista. Ma essendo ipovedente, dovrà rinunciarvi. Fatto il test d'ingresso dell'Università degli studi di Brescia, Mara è entrata nella graduatoria di ammissione per il corso di laurea in assistente sanitaria, che lei stessa aveva indicato in alternativa a fisioterapia, da cui è rimasta esclusa. Ma il percorso di studi di Mara, a quanto pare, non inizierà nemmeno: non potrà infatti frequentare nessuno dei due corsi di laurea. Nei giorni scorsi una comunicazione dell'Asl di Cremona (prevista in questi casi dal regolamento universitario) l'ha giudicata non idonea a frequentare il corso di laurea a cui è stata ammessa. Sulla base della valutazione dell'Asl, infatti, l'università di Brescia ha deciso di precludere alla ragazza l'accesso al corso: «Le lauree delle professioni sanitarie - precisa Francesco Donato, presidente del consiglio di corso di laurea in assistenza sanitaria dell'Università di Brescia - sono direttamente abilitanti all'esercizio della professione. Ciò significa che un laureato, a differenza di quanto avviene per la facoltà di medicina, può esercitare subito la professione. Per questo, viste le condizioni di salute della ragazza, come università ci siamo preoccupati di valutare fin dall'inizio la sua idoneità psico-fisica, per lasciarle la possibilità di scegliere altri corsi di laurea, nei quali il suo deficit visivo non è considerato di ostacolo alla professione». Il veto dell'Università ha travolto come un fiume in piena il futuro di Mara, cancellandone i progetti e cambiandone il destino: «Mi hanno detto - spiega Mara - che riceverò presto una comunicazione dell'Università in cui mi verrà notificata la mia esclusione da tutti i corsi scelti, nonostante abbia superato con successo il test d'ingresso. In questo modo, perderò un anno di studio. Infatti, era mia intenzione frequentare il corso per assistente sanitaria, non per laurearmi in quella materia e svolgere un giorno la professione, ma solo per sostenere alcuni esami in comune anche a fisioterapia e ritentare il prossimo anno il relativo test d'ingresso. Come si può definire questo comportamento se non una negazione del diritto allo studio? E non vengano a dirmi che non c'è discriminazione!». Intanto, sulla vicenda, l'Unione Italiana Ciechi di Cremona annuncia ricorso. Michela Cotelli La Provincia di Cremona del 09-10-2009

Pubblicazione del: 10-10-2009
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