Sono le 4:38 di domenica 24 09 17, mi alzo per andare in bagno e le mie gambe mi riportano a 24  ore prima, quando la sveglia ha suonato per affrontare un Ironman.

Cosa dire di questa gara, sicuramente che questi 3,8 km di nuoto, che questi 180 km di bici e questi 42,2 km di corsa se organizzati dal marchio IRONMAN hanno un fascino che è difficile da riprodurre e vivere in altre competizioni senza questo brand, organizzazione perfetta, questa macchina da soldi  dal 1978  quando nata alle Hawaii,  ha  avuto uno sviluppo e una crescita impressionante, ma andiamo nello specifico della nostra competizione, si nostra perché io gareggio come Guida ad Alberto Ceriani,  persona non vedente, che da qualche anno abbiamo iniziato a fare sport insieme, il tutto nasce da una telefonata e ci ha portato a una grande amicizia, che si è allargata anche alle famiglie, infatti il giovedì prima della gara a mezzogiorno non sapevamo se la gara l’avremmo disputata o no per dei grossi problemi famigliari che Alberto ha avuto. Cosi venerdì mattina alle 7:00 quando io e lui ci siamo trovati in auto direzione Cervia non mi sembrava vero, lui non c’è con la testa, la preparazione durata mesi si è sgretolata bel giro di poche ore, ma sono la sua guida e devo trovare e far si che questo problema venga risolto al meglio cosi abbiamo parlato e sino al ieri mattina non avevo ancora trovato le giuste parole per far scattare in lui il desiderio di partire, ma poi una volta trovato la motivazione siamo andati.

Dentro la zona cambio l’organizzazione ci ha riservato un posto molto grande proprio alla fine delle rastrelliere dove I pro metteranno le bici, cazzo che onore star di fianco a persone che chiudono le gare appena sopra le 8 ore, per me è almeno così.

Partenza fissata per le 7:30, si parte con il rolling start, cosa nuova per entrambi, ma da riconoscere che è molto utile per evitare quella tonnara che si creava alla partenza, ogni 3 secondi partono gruppi di 6 persone, noi abbiamo deciso di entrare nella griglia del tempo tra  1:20 e 1:30, anche se molto avanti non si partirà prima delle 8:10′ una volta in acqua inizio a mulinare con braccia e gambe, lui che dietro di me fa lo stesso trainato dalla corda che li da la direzione, percepisco subito che abbiamo una buona intesa, la nuotata è fluida, questo però dura solo un km, perché mi sento tirate da due strappi segno che ci sono dei problemi aiuto dico dentro la mia testa, I problemi famigliari hanno vinto sulla testa del mio socio e mi fermo, vado verso di lui e chiedo cosa c’è lui mi risponde che un coglione gli ha slacciato la cintura che ci unisce. Ripartiamo, ma non riesco più a riprendere la fluidità precedente, concludiamo la distanza con un ottimo tempo, 1:20 e via a tutta verso il tandem, passando prima a prendere la sacca blu contenente il necessario per la frazione di bike, ci liberiamo della muta e Alberto decide di partire in body com me e quindi abbassiamo molto il tempo di transizione, saliti in sella l’adrenalina è tantissima e ci troviamo a 37 km orari, lui mi chiede di impostare un ritmo tra I 30 e 31, obbedisco anche iniziamo a scalare km sino a che il contachilometri non segna 184 e giù dal tandem per transitare nuovamente in zona cambio, anche la T2 è velocissima, ora sono solo 42,2 km che ci dividono dal traguardo, impostiamo un passo da 5:40, ma dopo  pochi km  si alzerà 6 km al minuto, ma si va bene sino al 12 km, qui io mi sento svenire, mal di stomaco mal di pancia. Cazzo faccio??? Entro nel bagno chimico inizio a liberarmi anche se perdo parecchi minuti, uscendo Alberto mi dice: capita e parla di ritiro, cosa!!!! Mai mi dico mentalmente e mi butto giù un gel e un bicchiere di coca per far si che I miei zuccheri salgano. Cazzo funziona, riprendo a correre , anche se lui lamenta non dolore al ginocchio dx emerso nella fermata corriamo non con il passo voluto, ma con quello che le nostre forze ci consentono. Mi continuo a ripetere mentalmente che sono la sua guida e quindi devo svolgere il ruolo per cui mi sono proposto,  lo tiro ancor più forte di Ektor, il suo cane guida, mi sento il braccio e la spalla DX che si stacca, ma non voglio mollare dalle ombre e dalla rumorosità dei sui passi sento che sta facendo fatica, ma mi segue, si fida totalmente di me, il terreno non è neanche nostro alleato causa tantissimi gobbe nell’asfalto,  cerco di segnalare al meglio, I continui cambi di direzione, la parte sterrata in pineta rende ancor più dura quest’ultima frazione. Al terzo dei 4 giri previsti mi chiede di andare al traguardo, non riesce più ad lottare. NO, cerco il sostegno dal pubblico e questo risponde a pieno, sono solo 11 km che dobbiamo fare, ma lui non ne ha più. Continuo a parlare devo portarlo al traguardo sotto le 12h e 38, perchè quello è il nostro tempo fatto a Venezia, gli ripeto e gli ricordo cosa manca, noi ci vediamo noi sappiamo come riprodurre I passaggi, lui no, allora le descrivo passo per passo I punti mancanti, lui vuole camminare vuole fermarsi in un bar a telefonare a casa se I problemi famigliari hanno preso una brutta piega, lo tiro a più non posso sorpassando le persone che camminano trovo sempre più forza nelle gambe, ho il garmin che si è spento quindi non ho riferimento cronometrico, ma so che ce la possiamo fare, troviamo compromessi sui tratti da camminare, ma da quando siamo sul lungomare basta lo porto ad aumentare, continua a parlare ormai la voce di Nardone (speaker ufficiale) è sempre più forte, superiamo atleti e ci infiliamo tra le transenne che ci portano al traguardo, ma qui Nardone ci ferma, pensiamo che sia finita e invece no qualche decina di metri ci separano dalla finish line. Torno indietro prendo Alberto sotto braccio e lo porto alla fine fermando il cronometro a 12:34:45 segnando il suo best time in una competizione Ironman.

Felicissimi entrambi del nostro successo.

Alla prossima

Ironsappa