Una donna che sprizza felicità: è

, nata in Romania 35 anni fa, ma che da circa 17 anni vive nel reggiano, prima a Gualtieri, di cui è originario il marito Nicola ed ora a Castelnovo Sotto. A Ostenda, in Belgio, ha appena vinto due medaglie di bronzo a una prova di Coppa del Mondo per handbike, dopo che in questo avvio di 2018 ha vinto tutte e cinque le gare italiane cui ha partecipato. La sua è una storia complicata, ma lei ce l’ha fatta apparire bellissima. «Stavo per uscire dalla Romania – dice Ana in perfetto italiano – quando ebbi un incidente ferroviario». Ferroviario? «Sì, in stazione scivolai sul marciapiedi e fui travolta da un treno, con la conseguenza che dovetti subire l’amputazione di entrambi gli arti inferiori a livello femorale alto. Allora non facevo sport, mi dilettavo solo con un po’ di jogging e qualche escursione in montagna». La vita le cambiò di colpo… «Guardi, sono passati tanti anni, oggi sono contenta così e non vorrei essere diversa da quello che sono».

 

Fotografo Padova

Poi, per amore, arrivò nel reggiano. «Sì, e all’inizio giocai a basket in carrozzina. Ero in nazionale e disputai anche un campionato d’Europa, per me vestire la maglia azzurra è un onore e un’emozione unica. Salire poi sul palco di una gara internazionale di handbike, beh, non riesco nemmeno a descriverle i miei sentimenti». Quanto tempo ha giocato a basket? «Dal 2004 al 2012 e la cosa che mi mancava di più era la montagna, poter salire per i sentieri a contatto con la natura. Ma poi si è avverato un sogno…» Quale sogno aveva? «Con delle protesi speciali, con i bastoni e… con il braccio di mio marito ho iniziato a salire i sentieri del nostro Appennino, poi le montagne della Val Pusteria che io adoro. Volevo arrivare a camminare per 17 chilometri, sono già arrivata a 8,5, ma non ci mollo». Ci proverà di nuovo? «Con la situazione che avevo prima, camminare mi dava troppo dolore, così mi sono fatta operare. Poi ho avuto un incidente d’auto e mi sono fatta male alle braccia e al costato e mi sono fermata». E ora? «Nell’ottobre scorso, a Santa Margherita Ligure, ho scoperto l’handbike, una passione travolgente. Faccio parte della Anmil Sport Italia e sono entrata in un progetto cui sta lavorando Alex Zanardi. Ho bruciato le tappe, e sono già in nazionale». Fuori dallo sport? «Lavoro alla Max Mara e anche lì mi sono ripresa il lavoro che facevo in Romania. Faccio la sarta come prima e questo dimostra che nella vita niente è impossibile. Io sono orgogliosa e felice di quello che faccio, vado a lavorare con il sorriso sulle labbra e, mi creda, non è un modo di dire». E le barriere architettoniche? «Questo è un problema, specie in Italia. Non vado mai in centro a Reggio, forse potrei entrare in un negozio su venti. Poi mancano le piste ciclabili, io mi alleno tutti i giorni, ma non si può sempre girare in tondo come alla pista Cimurri. Le gare hanno curve, salite, discese, rotonde; così parto da Castelnovo verso Campegine, se riesco due ore al giorno». Una forza incredibile, la sua. Con quali obiettivi? «Sì tanti sacrifici ma ne vale la pena. Anche a livello economico è dura, spero di aver vicino gli sponsor che mi accompagnino verso un altro sogno, le Olimpiadi di Tokio 2020. Chiedo molto? No, se si vuole si può conquistare tutto».