alpino3PADERNO D’ADDA. Luca Aronica, 33 anni, non vedente e imprenditore, che pratica la vela e lo sci. Peccato la pioggia abbia sconsigliato molti dal lasciare poltrone e televisione per raggiungere Cascina Maria, centro culturale di Paderno d’Adda. Nel secondo appuntamento di « E chi diversi» rassegna organizzata dai Comuni di Paderno d’Adda, Robbiate, Verderio e Imbersago, si è parlato di disabilità visiva. Le parole di Laura Beretta, del sistema bibliotecario Brianza biblioteche, e Luca Aronica, presidente dell’Unione ciechi di Monza Brianza, hanno fatto capire quanto, riferita ai ciechi o a problemi di questo genere, la nostra percezione sia sbagliata e lontana dalla realtà. «Con le nuove tecnologie – ha spiegato Beretta – gli strumenti a disposizione di chi ha un problema di disabilità visiva, sono molto aumentati. Accanto al braille, al libro tattile, al sonoro, oggi ci sono computer, tablet, e-book. I non vedenti possono fare tanto».

UNA CONFERMA indiscutibile è poi arrivata dalla testimonianza di Luca Aronica, presidente dell’Unione Ciechi di Monza. «Credo che il modo migliore per avvicinare le persone alla disabilità visiva, per ridurre la distanza tra immaginazione e realtà – ha spiegato Luca – sia raccontare la mia esperienza. Ho 33 anni. Ne avevo 13 quando mia madre si accorse che per vedere la televisione mi avvicinavo sempre di più all’apparecchio. Gli esami confermarono un problema, ero stato colpito dalla retinite pigmentosa, malattia che, progressivamente, ti toglie la vista. Adesso che ho 33 anni, vedo solo ombre e luce. Sono stato certificato come non vedente. Sono un imprenditore che si occupa di servizi alla persona. A differenza di quanto diceva Laura, non mi piace leggere. Amo lo sport, in particolare la barca a vela e lo sci.

Li pratico entrambi». «Ricordo il giorno in cui avevo telefonato a Luca per invitarlo ad un dibattito – è intervenuto Gianpaolo Torchio, consigliere comunale di Paderno d’Adda – mi aveva risposto così: sono in settimana bianca e vado a sciare. Le sue parole mi avevano spiazzato». «A 17 ANNI, iscritto alle superiori dai Salesiani di Sesto San Giovanni – ha continuato Luca – ogni pomeriggio salivo sul bus, il 121. Ad aspettare il pullman c’era sempre un signore grosso, col bastone bianco dei ciechi. Mi facevo sempre la stessa domanda: finirò come lui? Potrò ancora giocare a calcio? O guardare la televisione. E la patente? Mi sentivo finito. La sera col motorino, mi ero schiantato un paio di volte contro le auto. Poi l’incontro con l’Unione italiana ciechi. È stato come rinascere. Mia madre non è mai stata compassionevole, anzi. Mi spronava: puoi farlo, mi diceva, fallo. Non volevo usare il bastone bianco. Fu ancora lei a chiarirmi le idee. Ricordati, mi disse, che se fai cadere una vecchietta, la dovrai rimettere in piedi come nuova. Adesso posso dire che il bastone bianco è stato un altro pass partout per la vita». «I disabili della vista – ha concluso Aronica – possono fare quasi tutto. Ho un solo consiglio da dare: non arrendersi, non accettare pietismi, non usarne con i disabili. Mettersi in gioco. Sempre».