Erika Novarria è la prima donna con protesi a una gamba protagonista sul ring, ora lotta per disputare un match dilettantistico.
MILANO. Erika Novarria è già nella storia della boxe italiana e mondiale. Roccia, questo il suo nickname, classe ’90, è la prima donna con protesi alla gamba (destra) a salire tra le sedici corde da vera protagonista ma a oggi solo come pugile amatoriale. La sua prima volta sul quadrato risale al 20 febbraio 2016 al teatro Principe di Milano dove affrontò Malù Marenzi (normodotata) in tre riprese da un minuto e mezzo ciascuna; pochi mesi dopo, in agosto volò a Londra per un’esibizione pugilistica e l’anno dopo, il 17 marzo, a Sant’Antonio (Texas), affrontò Caitilin Conner sulla distanza di un round da due minuti, solo per citare i primi incontri. Tesserata da Febbraio 2016 nel settore amatoriale Gym Boxe della Fpi, la guerriera milanese sta lottando fuori dal ring per realizzare il suo sogno: disputare un vero e proprio match dilettantistico affrontando anche le normodotate aprendo, così, la strada agli altri pugili che vivono la sua stessa situazione. Casi nel Mondo Oltre ad Erika, ci sono altri casi.

IN PASSATO. La più eclatante fu la storia di Bodzianowski che fece una delle più grandi rimonte sportive nel pugilato di tutti i tempi su una protesi. Pugile professionista degli anni ’80-’90, Craig “Gator” Bodzianowski (31-4-1), di Chicago (Illinois), dopo l’incidente con la moto, che gli costò l’amputazione della gamba destra, proseguì con la sua attività pugilistica vincendo il 18 Aprile 1989 il vacante titolo Continentale d’America Wba dei pesi massimi leggeri e il 19 luglio 1990 disputò il titolo del Mondo Wba sempre dei massimi leggeri battuto ai punti da Robert Daniels. Negli anni successivi, l’Australia concesse il nullaosta a due pugili con protesi: il dilettante Brad Hardman e il professionista Jesse Vosseler. E’ storia recentissima quella successa durante il torneo dilettantistico Les Ceintures concluso in Francia un paio di settimane fa dove si è svolta anche una dimostrazione tra due pugili appartenenti a categorie di disabilità differenti: ipovedente uno, con protesi ad entrambi gli arti inferiori l’altro. E sempre in Francia tra i dilettanti élite Abel Aber (kg 81), anch’egli amputato, è regolarmente tesserato e combatte tra i normodotati. Grazie a due organizzazioni internazionali, due pugili italiani con disabilità hanno potuto calcare il ring: Adaptive Boxing Organization (Abo) di Londra ha organizzato nell’agosto 2016 l’esibizione di Erika Novarria e il match tra il livornese Dario Ercolano e il padrone di casa Lukey Boy Milligangan, entrambi con protesi e la National Amputee Boxing Association (Naba), fondata nel 2014 in Texas (Usa). “All’esperienza pugilistica londinese, ho aggiunto quella a San Antonio in Texas grazie alla Naba- racconta Roccia- da quella serata texana ho riportato a casa anche il primato della prima pugile-donna italiana ed europea amputata ad aver disputato un test match affrontando un’altra ragazza nelle mie stesse condizioni fisiche. In America l’attività pugilistica tra uomini con questo tipo di disabilità ha già un suo seguito -conclude Erika- non è lo stesso per le donne”.

IN ITALIA. E in Italia? Il Bel Paese è in fase di studio a riguardo-dichiara Vittorio Lai, Presidente Fpi. Anche se il 29 marzo scorso la Commissione Medica Federale FPI ha dato parere negativo al tesseramento per il 2018 agli atleti disabili anche per la Gym Boxe, rimane il fatto che la Federboxe ha istituito una Commissione Medica di studio finalizzata all’accesso degli atleti disabili per la pratica del pugilato amatoriale in modo da valutare le varie situazioni. Non abbiamo il settore paralimpico-conclude Lai, ma non per questo significa che chiudiamo le porte”. Alla Fpi, presso il Comitato Regionale Sicilia, da Giugno 2014 è tesserato e svolge regolarmente attività di arbitro/giudice Roberto Camelia, il primo e unico arbitro amputato al mondo. Il sogno di Erika La storia di Erika è stata raccontata qualche giorno fa anche dal programma tv “Da qui a un anno” trasmesso da Real Time. “ A causa dell’incidente con lo scooter del 2 ottobre 2009, sono stata sottoposta all’operazione per amputare la gamba destra. A gennaio 2010 ho iniziato la nuova vita con la protesi ma una serie di operazioni chirurgiche mi hanno tenuto lontana dalla kick boxing e dal pugilato. E’ trascorso qualche anno con molte vicissitudini dall’impatto fatale, oggi mi auguro che presto io possa disputare un match dilettantistico affrontando anche le normodotate-commenta Erika- il primo step potrebbe essere tirare di light boxe, ovvero una disciplina della Gym Boxe della Fpi con contatto controllato, per poi passare al dilettantismo vero e proprio”. Mentre in Italia Erika è determinata più che mai a portare avanti la sua battaglia del diritto all’inclusione eliminando ogni barriera, fuori dai confini nazionali già si parla della boxe nei Giochi Paralimpici 2024.