Lombarda, 34 anni, campionessa mondiale paralimpica.

«I medici erano pessimisti, ma io non ho mai mollato».

Sabrina Bassi è tra le più forti atlete al mondo di sci nautico paralimpico. Non vive in riva al mare, o al lago, ma a Legnano. Per allenarsi in acqua deve aspettare la bella stagione e fare un’ora d’auto fino a Recetto, nel Novarese. «Quest’anno prima dei Mondiali in Australia sono riuscita da allenarmi soltanto un mese». È arrivata a una sola boa dalla francese Delphine Le Sausse. «Un mito, ma anche un’amica e una grande sportiva». Quella di Sabrina è una straordinaria storia di forza di volontà e di riscatto attraverso lo sport. Nel 2004, a 22 anni, subì un grave incidente stradale. Diagnosi terribile: lesione midollare, costretta su una sedia a rotelle. «Non muovevo più le gambe. Per distenderle un primario mi propose di tagliare l’ileopsoas, un muscolo dell’anca. Mi rifiutai, e iniziai a fare riabilitazione». Tutti i giorni, anche quando i medici non le assicuravano che avrebbe ottenuto risultati apprezzabili. Lei, ostinata, non ha mollato. Fino a quando è riuscita a camminare con le stampelle, a stare in piedi da sola. Non un miracolo, ma il premio della tenacia. Quattro anni fa, l’altra svolta nella sua vita. «Mi portarono a vedere degli atleti di sci nautico seduti. Decisi di farlo anch’io». Ancora una volta non fu facile. «Impiegai due mesi per uscire la prima volta dall’acqua. È la cosa più difficile. Bisogna stare accovacciati, con una mano tenere forte il bilancino e con l’altra fare da contrappeso». Sabrina non aveva un passato da agonista, eppure i risultati si vedono subito. Nel 2015, un anno dopo essere salita su una tavola, vince in California il titolo mondiale di slalom, bronzo nelle figure. L’anno dopo un secondo e un terzo posto agli Europei in Norvegia, e quest’anno ancora argento ai Mondiali in Australia. Per lei, solare e determinata, non è stata un sconfitta. «Delphine si allena da 15 anni. Siamo state le uniche a chiudere a più di 40 chilometri all’ora». In molti sport si crea una comunità cementata da amicizia e solidarietà. Vale ancora di più tra gli atleti paralimpici. La Nazionale italiana è formata da cinque ragazzi. «Due in carrozzina, due non vedenti e un amputato. Tra di noi usiamo dei nomignoli, ma preferisco non riferirli. Diciamo che siamo autoironici» sorride Sabrina. È una bella squadra allenata da Daniele D’Alberto («Più che altro un papà, un amico, un confidente»). Fuori dall’acqua il suo preparatore è Andrea Orlini, il massofisioterapista che l’ha seguita dall’indomani dell’incidente. «Facciamo allenamenti funzionali, lavorando sulla forza e la resistenza. Ha una volontà incredibile, ha ottenuto risultati che erano inimmaginabili». Sabrina lavora per una grande azienda di accessori di auto, si occupa del rapporto con i clienti. A Recetto va ad allenarsi il sabato e la domenica, una paio di volte invece fa attività nella palestra che la Pro Patria Judo ha recuperato utilizzando la vecchia piscina di Busto. «Qui hanno iniziato i campioni di apnea Umberto Pellizzari e Gianluca Genoni. Poi è rimasta chiusa per dieci anni spiega il presidente della società Claudio Zanesco . Abbiamo sostenuto un grosso investimento, coperto la vasca, ma ne è valsa la pena. Ora è un punto di riferimento, anche per tanti ragazzi». In fondo anche questa è una piccola storia di rinascita. In sintonia con lo spirito di Sabrina. «Quando mi metto in testa un obiettivo, faccio di tutto per raggiungerlo».