Le mani sulle ruote che spingono come non mai. La testa bassa, la fatica. Tutt’intorno freddo, tifosi a bordo-strada e salita. Luca Panichi non si è mai arreso perchè – come dice spesso – «è la passione che mi dà la carica». Lo scalatore in carrozzina, atleta e grande campione di ciclismo, di recente nominato vicepresidente vicario del Comitato Italiano Paralimpico, è il simbolo della forza di volontà. Lui, 49 anni, di di Magione, vicino Perugia, ha avuto un grave incidente in una gara ciclistica nel 1994 che lo ha costretto all’immobilità. Ma non si è lasciato abbattere. Anche su una sedia a rotelle ha dimostrato che determinazione e impegno superano ogni barriera. LE SUE IMPRESE sono numerose: con la sola spinta delle mani ha superato le tappe che rappresentano da sempre gli ostacoli più ardui del ciclismo. Dopo essersi preso lo Zoncolan, il Gavia, le Tre Cime di Lavaredo e lo Stelvio, di recente ha scalato anche il Terminillo, firmando un’altra impresa da raccontare. E’ il testimonial, tra le altre, della Camminata della Speranza di Fratta Todina e sa bene che le sue vittorie fanno scuola e lanciano messaggi. Quelli che cerca di portare ovunque, in gara o in palazzetto, dietro a un tavolo, parlando ai ragazzi o sotto la tormenta. «L’obiettivo è favorire la pratica sportiva come strumento di inclusione sociale – le sue parole -. Mi metto in gioco nei contesti di gara per dimostrare che il limite non è un punto di rottura ma di ripartenza».