Una vecchia leggenda narra, che quando un uomo accoglie e protegge un animale aprendogli la porta di casa, domani, anch’esso farà lo stesso aprendogli il cancello del Paradiso.

 

Ed è sotto questo auspicio che il mio padroncino Michele mi ha chiesto di scrivere un testo a “quattro zampe” per raccontare, secondo il mio punto di vista, i 160 chilometri che hanno accompagnato da La Verna ad Assisi le tappe del nostro gruppo di amici composto da vedenti, non vedenti ed ipovedenti.

 

Mi chiamo Fucsia, sono un bellissimo labrador dal pelo chiaro, con le orecchie basse, basse che sbattono quando son contenta, gli occhioni dolci ed una coda sempre in movimento.

 

Dal 27 maggio 2016,, sono stata assegnata a Daniela e Michele e, grazie all’addestramento ricevuto presso la Scuola nazionale Cani Guida di Scandicci, svolgo per loro un ruolo molto importante aiutandoli negli spostamenti e nella loro autonomia ed è per questo che sono un cane molto speciale ed orgoglioso d’esserlo.

 

Ora che ho capito come funziona la tastiera del computer, accidenti, però dei tasti più grossi, comincio a raccontarvi la mia e nostra storia.

 

Giorno prima della partenza: mentre Michele è al lavoro, Daniela tira fuori zaini e borsoni mettendoli in mezzo al soggiorno.

“Ho paura”, penso io. “Chissà se mi porteranno con loro o se mi lasceranno da qualche parte, non voglio andare in una pensione!”! Se poi mi chiudono in gabbia, se non mi fanno correre, se non mi considerano? No, voglio partire anch’io, voglio stare con loro!

 

Mentre Daniela riempie i bagagli, io comincio a camminare ansiosa per la casa seguendo con attenzione tutti i movimenti.

Annuso lo zaino ed i sacchetti e sento profumo di crocchette, forse ci sono buone speranze di stare con i miei padroncini, speriamo!

Giorno della partenza. Sveglia!

Michele, dopo aver fatto colazione, prende il guinzaglio, il bastone e mi accompagna a fare una lunga passeggiata in mezzo all’erba. Che bello, ci sono gli uccellini e sul percorso qualche mio amichetto scodinzolone con cui scambiare due parole.

Rientrati a casa, zaino in spalla ai padroncini, valige. Evviva, mi portano con loro, sono contentissima, la mia coda ruota fortissima, evviva, salto e bacio Michele e Daniela che mi accarezzano sussurandomi parole dolci e facendomi gratini sotto le orecchie.

A Milano Centrale conosco Claudia, Barbara e Federico per poi proseguire con Laura, Ettore, Giuseppe e Bruno. Sono troppo contenta, tutti mi vogliono bene e mi dicono che sono bellissima.

Arrivati a Firenze il gruppo aumenta, tutti si abbracciano e si baciano ed anch’io, per non esser da meno, abbaio, salto e scodinzolo per attirare l’attenzione.

I miei padroncini, nelle scorse settimane, mentre cenavano, ora che ci penso, hanno parlato moltissimo sulla possibilità di portarmi con loro oppure di rinunciare per restare con me a casa.

La loro preoccupazione più grossa, così mi è sembrato di capire, era quella di dover chiedere aiuto per gestire le mie necessità fisiologiche in posti a loro sconosciuti.

Appena arrivata in questa famiglia, un anno fa, non ero abituata a “sporcare” e lo facevo dove e quando ne avevo voglia. Con grande pazienza ed amore, Michele e Daniela mi hanno offerto la possibilità di muovermi su manto erboso ed ad orari prestabiliti e così, buon per tutti, ho perduto le vecchie abitudini.

A La Verna, ricordo la prima sera, con Don Lorenzo e Suor Angela, la benedizione, la chitarra e l’augurio di un buon cammino.

Ricordo Laura, il suo accento romano, la complicità con i miei padroncini.

Ricordo le risate in camera. Ricordo Claudia, Barbara e Giovanni.

Ricordo Federica e Salvatore, Laura ed Ettore con cui ho passato molto tempo ed a cui devo un particolare grazie per tutto il supporto offerto a me ed ai miei padroncini, grazie, grazie e grazie! (faccina con la lingua di fuori)

Ricordo le corse all’aria aperta e la libertà offertami non appena possibile: “cane libero” dicevano Michele e Daniela quando sganciavano il guinzaglio.

Ricordo Michele e Daniela, sempre attenti a me ed io a loro.

Ricordo Ivo ed il suo vocione scomparso per un paio di giorni.

Ricordo Gubbio, una fontana ed un gruppo di matti che le correvano attorno.

Ricordo il Museo del Diario e la splendida fanciulla che ci prestava assistenza. (faccina complice)

Ricordo anche qualche aperitivo nel tardo pomeriggio.

Ricordo il caldo pomeridiano, l’asfalto bollente e l’apprensione di Michele e Daniela nel darmi da bere, nel bagnarmi la testa e nel cercare continuamente zone d’ombra, grazie anche a voi miei inseparabili amici!

Ricordo le belle dormite fatte sotto gli alberi, al fresco di una Chiesa, durante le vostre cene od alla notte,  tra i letti dei miei padroncini.

Ricordo la preoccupazione nel farmi trovare ad intervalli predefiniti un prato su cui espletare i miei bisogni.

Ricordo Assisi, le campane al nostro arrivo, i canti, i pianti e gli abbracci.

Ricordo la consegna dell’Assisiana, dell’attestato di partecipazione, l’attenzione e la sensibilità nel riconoscermi parte integrante del gruppo consegnando anche a me una bellissima cartolina con scritto: “A Fucsia, pellegrina a quattro zampe”. Ettore ci ha mandato le foto con la consegna e Michele che si congratula con me baciandomi.

Cari Amici, mi scuso per i disagi causati, le uscite dopo cena per cercare un prato, gli stop per bere, il coinvolgimento per controllare che tutto andasse bene e senza problemi. Grazie a tutti per avermi accolto nel gruppo: “Fucsia, pellegrina a quattro zampe”.

Ok, concludo qui e passo la zampa… ooooops, la mano a Michele che anche lui vuol dire un paio di cose.

Un bacio a tutti con occhioni sorridenti.

Ed ora tocca a me mia cara Fucsia che, grazie al tuo carattere bellissimo e dolce, sei riuscita a farmi emozionare ed a farti voler bene da tutti.

Anche se tu sei in ansia ogni qual volta vedi in giro per casa zaini e bagagli, ricorda che per noi, sempre, sei e sarai il nostro primo pensiero.

Io e Daniela non siamo i tuoi padroni perché tu non sei un oggetto e neppure qualcosa che materialmente ci appartiene. Tu, Fucsia, fai parte della nostra famiglia e come tale camminiamo assieme giorno per giorno.

Tu ci “devi” molto ma noi te ne dobbiamo almeno il doppio per l’amore incondizionato, l’impegno e l’attenzione che ci dimostri in qualsiasi momento della giornata. In casa sei la nostra ombra, sempre vigile ed attenta soprattutto con Daniela. A Te dobbiamo gratitudine. Sei i nostri occhi quando ci accompagni in giro.

Tranquilla Fucsia, ora che sai cos’è una famiglia e l’amore che la stessa può darti, sappi che non ti lasceremo mai in pensione.

Devo e dobbiamo aggiungerci ai tuoi ringraziamenti fatti al Gruppo per averci accolto interamente con tutti i pro ed i contro che possono essersi involontariamente generati.

Osservandoti, ci hai insegnato che Un cane ragiona in maniera diversa dagli umani: riposa non appena gli è concesso, chiude gli occhi e si fa scivolare addosso il mondo che lo circonda non dando peso a tutte le “menate” che noi umani ci facciamo, brava Fucsia, 1 a 0 per te.

Hai ragione, spesso noi umani dovremmo imparare molto da te che non hai pregiudizi, che non ami lo scontro, le offese e che hai sempre un sorriso, due occhi dolci ed una coda scodinzolante per tutti. Dovremmo, me incluso ovviamente, essere meno incasinati nei nostri ragionamenti ed assestarci, specie ora che fa caldo, a ritmi più tranquilli.

Tu, amica fucsia, per me sei un esempio. E’ vero, sei materiale e con una crocchetta in mano potresti ballare la macarena ma, ora che  lo sappiamo, conosciamo anche come prenderti “per la gola”.

A differenza di noi umani, ora generalizzo, sei genuina nei tuoi comportamenti: se fai qualcosa di sbagliato, non è colpa tua ma nostra che non siamo capaci di riconoscere i tuoi messaggi o le tue necessità.

Mi aggiungo ai ringraziamenti ed ai ricordi includendo tutti, e sottolineo tutti, i pellegrini che con noi anno diviso anche quest’anno un pezzo della nostra vita.

Un abbraccio a tutti, una zampa sulla spalla e buona vita!

Di seguito riportiamo un testo che in maniera migliore di quanto abbiamo fatto io e Fucsia spiega quanto tra le righe abbiamo detto fin d’ora.

“Non prendete un cane. Mai. Lasciate stare. Ve lo dico il più sinceramente possibile, davvero con il cuore in mano. Non prendete un cane, per nessun motivo. Se ve ne viene la voglia, fatevela passare. Vi rovinerà la vita. Vi distruggerete la vita. Perché dopo aver trascorso un po’ di tempo con un cane, non sarete più gli stessi. Niente sarà più come prima. Vi sembrerà che il mondo come fino ad ora avete conosciuto non sia mai esistito. Che fosse tutto più semplice, che tutto scorresse scivolando quietamente senza problemi. Perché questo volete davvero… questo è quello che si ritiene sia giusto, se le cose scivolano senza problemi e con facilità allora va tutto bene sul serio….
Non prendete un cane. Mai. Perché la mattina vi sveglierete e vi troverete davanti due occhi sorridenti, una coda che sbatte frenetica e una leccata sul viso. Perché vi troverete catapultati in corse forsennate a fare la pipì fuori qualsiasi stagione sia e per questo vi accorgerete dello scorrere del tempo e che gli alberi da rossi e gialli sono rimasti senza foglie e dopo poco sono apparsi i germogli e che ancora più in là nei giorni ci sono gli uccellini che cantano tra le fronde. Perché sarete costretti a diventare equilibristi del tempo, a trovare un ritmo che accompagni due cuori. Perché sarete costretti senza appello a capire chi vi vuole anche con quattro zampe a seguito sempre e comunque e chi invece si arrende al primo biscotto pieno di bava. Perché quando piangerete le vostre lacrime non riusciranno a toccare terra. Perché quando vi ferirete lui sarà lì a leccare il sangue, anche quello che non si vede….
Non prendete mai un cane. MAI. Perché se siete veri umani lui vi educherà. Vi educherà nel modo più duro e primitivo possibile. Con l’amore. Vi educherà all’amore incondizionato. Quello che non chiede nulla in cambio. A non avere filtri, ad essere come siete. Vi educherà alla libertà di voi stessi. Vi educherà a non difendervi mai da chi amate. Al non rancore, al perdono sempre, a dimostrare amore in ogni occasione. Vi educherà all’empatia, a prendervi cura di chi amate. A osservare il vostro mondo intorno e capire cosa c’è che non va da una camminata, un gesto, uno sguardo. Vi educherà a non usare le parole. Vi educherà alla lealtà e all’onestà.
Non prendete un cane. Mai. Perché quando vi avrà educato……vorrete le stesse cose da altri….e non capirete perché lui è stato in grado di darvele e invece tante persone, umani con tanti neuroni e un cuore più grande, non ci riescono.  Non capirete perché non riuscite a trovare la stessa trasparenza e lealtà in chi vi sta accanto. E che dice di amarvi.
Non prendete un cane. Mai. Perché diventerete un vero umano randagio, di quelli che ci provano sempre a credere in certi umani e sono sempre sconfitti. ”